IL TERZO UOMO
di Andrea Cramarossa

Con Mariangela Dragone e Claudio Ciraci.

Costumi Silvia Cramarossa
Aiuto regia Alfonso Delbert
Foto di scena Iole Verano
Organizzazione Cristina Panza

Verderame/Federico II Eventi/Manifesto del Teatro delle Bambole

Regia di Andrea Cramarossa

Lo spettacolo, brevemente.

Herbert e Dolly, sono due adulti/adolescenti, due persone figlie di un’epoca, la nostra, dove tutto è automatizzato, tutto è tecnologico, tutto è disponibile e tutto converge verso un continuo nutrimento dell’ego. Senza alcuna ragione, però. Essi, col buio della loro mente, con la lucidità di vivere la loro vita come se fossero all’interno di un videogioco ma senza rendersene conto, decidono, un giorno, di diventare attori perché… perché.. perché… non si sa bene perché, forse perché sembrava il mestiere più facile da fare e quello che avrebbe potuto procurare loro fama e successo. Ecco, fare gli attori per poter essere famosi, per poter esistere ed essere riconosciuti.
Figli di un amore sufficiente, figli di sentimenti centellinati, Herbert e Dolly sono istruiti, appunto istruiti e laureati ma non conoscono niente, non sanno niente e copiano e incollano la loro stessa esistenza. Fino al giorno in cui, col telefonino in mano, non decidono di compiere un atto indicibile, il piano che li renderà finalmente famosi e li allontanerà dalla noia e dal vuoto interiore che li ha generati e che li protegge all’interno di un sistema sociale fatto di falsi eroi e miti sbagliati.

Una generazione di nuovi carnefici, protetta da congetture genitoriali, dove non è ammesso errore, dove frustrazioni, nervosismi e insoddisfazioni vengono assorbiti dall’anima di futuri dei e riconsegnati alla società moderna sottoforma di inauditi atti di violenza. Così tutto, dal sesso all’amor proprio, dal massacro all’ambizione, dall’ipotesi di superiorità all’incoerenza, viene vissuto con estrema normalità, nel circo estenuante della noia. La famosa frase, secondo la quale certe persone sarebbero in grado di passare sopra il cadavere dei propri genitori pur di ottenere ciò che vogliono, diviene una agghiacciante realtà e “l’altro”, il prossimo, viene considerato e usato come campo di battaglia, come esperimento, moderno mangime ideale per saziare la propria fame di successo, vittima sociale e politica del tirocinio – stillicidio che conduce all’affermazione pubblica. Così, l’Arte Drammatica, diviene soltanto un pretesto per affermare la propria esistenza, un luogo – il teatro, il cinema, la televisione – dove il vero e il falso notoriamente si incontrano ma mai come in questi ultimi anni, diviene espressione di una non ben identificata forma di sopraffazione.

Spettacolo adatto al solo pubblico adulto.
Ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Un ringraziamento speciale a Mia Fanelli, Giuseppe Dentamaro, Maria Panza, Alessandro Calabrese, Michela Diviccaro.

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