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Teatro delle Bambole in “Cenere”

di Grazia Deledda

Progetto di ricerca: “Dalla Letteratura al Teatro”.

Tre spettacoli per Michele Lamberti.

Aiuto regia: Federico Gobbi.

Costumi: Silvia Cramarossa.

Audio e luci: Marco Silvani.

Foto di scena: Giovanni Scelpio.

Documentazione: Maria Panza.

Per la lingua sarda: Rita Branca.

Per la lingua tedesca: Vanja De Rita.

Regia: Andrea Cramarossa.

Casa Madre: Teatro delle Bambole.

Con il sostegno di Diesis Teatrango e MAT – Movimenti Artistici Trasversali.

Una storia fatta di odori e di sensi di un corpo che cerca di ricomporre i tasselli di una esistenza frantumata. Il giovane Anania, abbandonato dalla madre Olì in tenera età, trascorrerà gran parte della sua gioventù, alla ricerca di quella madre che, per necessità, ha dovuto disfarsi di un fardello troppo pesante e al quale non avrebbe potuto garantire alcuna forma di sussistenza. Il giovane segue le tracce odorose, il suo istinto, come un segugio con la sua preda, attraversando il pianeta selvaggio e quello civilizzato, trasportandosi dalla realtà periferica del mondo civile a quella centrale, cittadina, dove tutto è in movimento e dove questo movimento, a sua volta, muove le cose, le esistenze e ne determina anche la sorte. L’ostinazione di un figlio che vuole sua madre non più come entità assente nella propria vita, condurrà il suo peregrinare fin sulla soglia del parossistico desiderio di morte che si rifletterà tutto sul corpo vecchissimo e sterile della madre, ossia il suo difficile calarsi in un presente che è solo polvere. 

La messa in scena.

La messa in scena di una delle opere più conosciute di Grazia Deledda, “Cenere”, vuole svilupparsi su più piani e dimensioni del sentire umano. Innanzitutto, muovendo da una partitura musicale ben precisa, le opere di Wagner, e determinando un parallelismo con un “senso della germanicità” ad un primo istante stridente con la struttura del romanzo, i suoi intenti, le determinazioni che vi sottendono, le descrizioni naturalistiche e realistiche, ma la musica, dunque, stimola “l’intensa danza del camminare”, quel “movimento nel mondo” che è non dissimile dal “movimento del mondo” pur essendo, talvolta, suo contrario. Così è per questa storia narrata su palcoscenico, un movimento che si scontra con la naturale essenza del “farsi mondo”. In secondo luogo, l’iper realismo della scrittura della Deledda, stimola, altresì, una ipostasi surrealistica degli eventi: tanto più ci si cala nella reale realtà dell’esistente e tanto più ci si allontana, mentalmente, così come accade per il protagonista Anania, sempre più alienato e sempre più proiettato verso un mondo-caos che è la modernità: alle sue spalle, Anania, lascia il mondo-cosmo della natura primordiale dell’isola sarda, le fantasie romantiche sulla bellissima Margherita e il ricordo opaco di un padre sfuggente. Infine, in scena, le figure che appaiono come fantasmi (la vecchia zia Grathia e lo stesso Anania) racconteranno il disastro dei corpi che mai si incontreranno, dei corpi sognati e desiderati, dispersi nel masticato e calpestato territorio dell’ineffabilità, quel territorio muto e sordo che non conosce il tatto delle parole.

2003-2023 | Vent’anni di Teatro delle Bambole

Data

08 Mar 2024

Ora

21:30

Etichette

Spettacolo